La comunità degli arrampicatori del comprensorio apuano esprime all’unisono la propria contrarietà a quanto avvenuto sulla via Dolfi Melucci alla parete Nord del monte Procinto nelle scorse settimane. La via è stata infatti oggetto di una schiodatura ad opera di anonimi a cui non è seguita alcuna rivendicazione. Un atto distruttivo, condotto nell’anonimato, che va ad intaccare le condizioni di fruibilità di un itinerario considerato patrimonio collettivo degli scalatori del comprensorio e che per le sue caratteristiche è stato per molti principianti un banco di prova prima di salite più ambiziose. La schiodatura non impedisce certo la ripetizione della via, ma la riserva a un numero ridotto di persone in possesso di competenze e livello maggiori. Di fronte alla schiodatura la comunità decide di rispondere con fermezza, ma coi mezzi del dialogo e del confronto condiviso, affinché un atto distruttivo venga trasformato in occasione di riflessione e di crescita. Come inizio di questo percorso, in data 23/06/26 si è tenuta una riunione on line organizzata e divulgata con adeguato anticipo a cui erano stati invitati direttori di scuole CAI, istruttori, guide alpine, membri del soccorso operativi nel comprensorio, appassionati della scalata: risultano presenti 29 persone. Enrico Tomasin promotore dell’incontro in veste di moderatore ha introdotto il tema. Il concetto di autorialità della via va in un caso come questo riconsiderato in relazione alla storia legata alla fruizione che l’itinerario ha avuto in questi decenni. Ha esaminato in seguito le motivazioni che potrebbero rendere preferibile una non riattrezzatura dell’itinerario come risposta a un movimento forte e diffuso di approccio sobrio e onesto alla roccia in virtù dei moderni mezzi di protezione veloce. Segue un intervento di Leandro Benincasi, amico di Dolfi, che testimonia il favore dell’apritore a una riattrezzatura con materiali moderni dei suoi itinerari finalizzata a favorirne la frequentazione. Benincasi aggiunge un riflessione profonda sulla differenza tra arrampicata e alpinismo: secondo la sua prospettiva una schiodatura non è assolutamente rispettosa dal punto di vista alpinistico mentre potrebbe esserlo dal punto di vista strettamente arrampicatorio.Prende la parola la AGA1 Gregorio Pedrini che condivide coi presenti una sua articolata e ben documentata riflessione volta a proporre una manutenzione conservativa (e talora un ritorno ad una condizione precedente all’attuale tramite un lavoro di rimozione condiviso di ancoraggi inadeguati). Interviene poi Cristiano Virgilio GA che ribadisce l’importanza di un’analisi caso per caso senza voler dettare regole fisse; l’etica dell’arrampicata e gli itinerari, con la loro frequentazione e attrezzatura, devono essere di volta in volta contestualizzati e messi in dialogo col momento storico. Prosegue Edoardo Montorsi GA che ribadisce come molte vie si possano salire con largo uso di mezzi di protezione veloci laddove sia stato condotto un adeguato lavoro di pulizia e disgaggio e invita a operare in questa direzione.
Seguono altri numerosi interventi dei presenti (Claudio Bacci, Ciro Bambini, Iacopo Zetti, Riccardo Giovannetti. Sara Nannini, Andrea Cardaci e altri) che alle posizioni già espresse aggiungono precisazioni, contributi e osservazioni personali.
Si decide dunque di operare, prima di qualsiasi intervento, con una perlustrazione della situazione attuale della via, della sua facilità ed evidenza di protezione con dadi e friends (indicativamente nella prima settimana di luglio) a cui seguirà una valutazione del numero di ancoraggi fissi da ripristinare per garantire la percorribilità della via. Rimane fermo in tutti l’intento di non banalizzare in alcun modo l’itinerario ma di renderlo tuttavia percorribile, come è stato fino a poche settimane or sono, con dei punti di assicurazione intermedi affidabili a garanzia dell’incolumità della cordata.
Firmato
Enrico Tomasin